“NON SONO VERI!” Questa era la dizione di un cartello esposto davanti
ai bijoux presentati durante una manifestazione a Wilmington ,
capoluogo della Contea del New Castle nel Delaware. Fu necessario
scrivere questa targa in quanto le persone che visitavano l’esposizione
ammiravano i monili in mostra ma nessuno aveva il coraggio di chiederne
il prezzo. Sembravano dei veri e propri gioielli.
Nel giovane paese americano i gioielli finti piacevano e affascinavano
quasi quanto e forse più di quelli veri.
La moda di questi bijoux, fra l’altro indossata in seguito dalle dive
di Hollywood degli anni ‘50 e ‘60, prese sempre più campo e chiunque
per una manciata di dollari poteva acquistare un pezzo nato dalla
creatività di maestri artigiani ed assomigliare alle famose attrici
dell’epoca.
Hollywood, la crisi dell’ottobre 1929, le guerre mondiali, e in seguito
i profondi cambiamenti sociali che vi furono, dettero luogo ad un
insieme che contribuì a trasformare oggetti d’imitazione in oggetti di
lusso. La classe femminile dell’epoca indossava volentieri quei
fantastici braccialetti, quelle luccicanti collane, quelle splendide
spille che riuscivano ad ingannare anche gli osservatori più esperti.
Le origini della bigiotteria americana tuttavia hanno radici che
risalgono alla fine del 1700, e più precisamente al 1794 quando a
Providence nel Rhode Island, un argentiere di nome Nehemiah Dodge creò
una lega simile all’oro, ma molto più a buon mercato.
Negli anni successivi la sperimentazione che dette luogo a sostanze
derivate anche da prodotti naturali manipolati, piano piano portò a
scoprire materiali sintetici adattissimi a creare un falso, ma
bellissimo gioiello. Bachelite, catalina, plexiglas, lucite, perspex,
acrilico e leghe varie di metalli privi di nichel diventarono materiali
che, assemblati ed elaborati dalla grande creatività di esperti
artigiani, si prestavano mirabilmente a plasmare un vero e
proprio gioiello. A fronte di manufatti di elevata raffinatezza i
materiali usati per la loro realizzazione erano in sostanza reperibili
a costi veramente irrisori.
Alla fine del 1800 a Providence lavoravano a pieno ritmo quasi 150
fabbriche di bigiotteria che fatturavano diversi milioni di dollari.
Tutt’oggi Providence è la prima città del mondo nella produzione di
bigiotteria.
Decine le case e le firme!!
La prestigiosa Trifari, dove Gustavo Trifari eccelso disegnatore e
dotato di mente artistica, discendente di una famiglia di orafi
napoletani prima da solo, poi in società con il disinvolto
Leo F. Krussman ed infine con il direttore del reparto vendite
Carl M. Fishel fecero della loro azienda una delle più importanti
produttrici nel settore che raggiunse le vette del successo quando
negli anni ‘50 ebbe l’esclusiva per creare i gioielli della moglie di
Eisenhower indossati durante le cerimonie ufficiali. Trifari diventa
così una delle prime case di produzione di costume jewelry americana
con un nome tutto italiano.

La
Kennet Jay Lane ancora oggi in attività che ha prodotto dei veri e
propri gioielli venduti nei cosiddetti “five and dime store”, grandi
centri commerciali dove gli oggetti venivano venduti per pochi
centesimi.
Per 5 centesimi, anche Coro, sigla delle iniziali
Cohen e Rosemberg, vende nei primi decenni del 1900 milioni di pezzi
marcati in maniera diversa. Eccellenti designers, prodotti sempre di
qualità superlativa, ottimi materiali impiegati, la placcatura, i
migliori cristalli di qualità' Swarovski utilizzati, hanno fatto
della Maison la regina della costume jewelry americana.
False perle barocche di forma irregolare e pasta di vetro montate su di
una lega di metallo detta “oro russo antico” furono il cavallo di
battaglia della creativa Myriam Haskell, proprietaria dello show-room
nella 37ma strada di New York dove ancora oggi viene ripetuto l’antico
splendore.
Di qualità artigianale eccellente erano i raffinatissimi anelli (ed
altri monili) creati dalla ditta Panetta, la quale cercò di educare i
propri clienti a capire e vedere con i propri occhi come venivano
prodotti i bijoux , organizzando visite guidate ai laboratori (un po’
come viene fatto oggi nella fabbrica di Meissen in Sassonia per poter
ammirare passo per passo la creazione delle famosissime
porcellane).
Gioielli fantasia ispirati al mondo della natura come cestini di fiori,
frutti, foglie di svariati colori erano i pezzi forte della ditta
Pennino, marchio che compare per la prima volta nel 1928. Nato come
gioielliere Pennino si focalizzò sulla qualità dei materiali usati per
produrre i propri oggetti, privilegiando strass e pietre di provenienza
principalmente austriaca.
I monili firmati Sarah Coventry risalgono al periodo successivo alla
seconda guerra mondiale; la loro produzione iniziò infatti negli anni
‘50 a Newark, New York, da Sarah Ann Stuart. Questi bijoux, creati
anche per le dive dell'epoca, non erano solo belli ma erano anche di
qualità eccellente e venivano venduti principalmente durante "party"
nelle case. Il loro fascino raffinato e la loro luminosità li
rendevano assolutamente seducenti.
Un’altra notissima maison di bigiotteria americana è la Lisner, che ha
prodotto i suoi bijoux a partire dal 1904 fino agli anni ’80. I suoi
prodotti erano noti per il loro gusto ricercato e per l’ottima
lavorazione. Ancora oggi questi sono ricercati da numerosi
collezionisti.
La casa di produzione di bijoux Monet, fondata a Providence nel 1929,
che genera monili di rara raffinatezza e bellezza e che continua a
produrre ancora oggi; e Graziano, una delle maison di alta bigiotteria
più famose e tutt’ora attiva a New York, che crea ornamenti alla moda e
pieni di fascino come si può ammirare sulle riviste più in voga in
campo di moda e stile (come Vogue, In style..). Molto particolari ed
estremamente eleganti sono le linee create e studiate appositamente per
serate importanti, cerimonie e matrimoni.
Le firme e le case di fabbricazione, da me indicate, di questi
meravigliosi bijoux sono solo quelle più note ma questo mondo
fantastico che è frutto della grande creatività di maestri artigiani
(spesso italiani) è ricchissimo di marchi sconosciuti ai più ma
altrettanto incantevoli.
Dott.ssa Elena Orlando
Atelier Antiquario.(Pistoia)

|