Molto più tardi
dellincisione nel legno - con successiva
inchiostrazione delle parti in rilievo e quindi del
riporto della loro immagine sulla carta, esercitandovi
adeguata pressione - appare la litografia. Siamo già
alla fine del XVIII secolo; e sebbene nel frattempo sia
già stata inventata la calcografia, della quale
parleremo sul prossimo numero, essa si diffonde e si
afferma con grande successo sia come tecnica di
riproduzione che come espressione di arte originale. Fu
un certo Aloisio Senefelder, piccolo e sfortunato
drammaturgo praghese, che scoprì lartificio,
sembra casualmente, mentre incideva musica in rilievo su
di una pietra. Tecnica, questa di incidere in rilievo la
pietra, già praticata in Cina si crede fin dal 900. Ma
Senefelder scoprì che non occorreva incidere la pietra
per poter inchiostrare i segni su di essa effettuati e
quindi riportarli, stamparli cioè, su tanti fogli di
carta, facendone centinaia e centinaia di copie
perfettamente uguali. I tantissimi laboratori litografici,
che spuntarono in tutta Europa, vollero onorarlo e si
fregiarono tutti della medesima insegna: uno stemma con
il suo nome e con la scritta "Saxa Loquuntur" (le
pietre parlano). Soltanto in Italia vollero apportare
delle modifiche a codesto stemma, per evidenziare
lunione che deve esserci tra lartista
incisore e lo stampatore. Litografia, dunque, dalle voci
greche lithos, pietra e graphe, scrittura, il cui
trattato di Senefelder fu tradotto in italiano nel 1824
mentre cominciavano a comparire le prime riproduzioni
litografiche sui giornali.
Lartista,
dopo aver pomiciata ed eventualmente sabbiata la pietra,
disegna su di essa con le matite o gli inchiostri
litografici, cioè grassi, a base di sapone, non
intaccabili dagli acidi; poi incide - diciamo
semplicemente, effettua la preparazione della pietra,
cioè modifica in superficie la sua composizione chimica,
trasformandola da carbonato di calcio in nitrato di
calcio - e così rendendo possibile che la pietra accetti
lacqua e respinga linchiostro dove lacido
ha potuto agire, mentre respinga lacqua ed accetti
linchiostro sulle parti dove, protetta,
lacido non ha potuto agire. Loperazione,
però, che oltre allacido nitrico richiede luso
di acido acetico, gomma arabica, talco, litofina e bitume
giudaico, è delicatissima e pretende molta manualità ed
esperienza, perché con lacido si può bruciare e
distruggere il disegno. In effetti, pochi erano gli
artisti che preparavano da soli le pietre: generalmente
assistevano e consigliavano il tecnico specializzato in
tale funzione. Quindi non rimaneva che procedere alla
stampa; e, per stampare, Senefelder inventò il torchio
strisciante, in quanto quello a due piani a pressione,
come per le prime xilografie, richiedeva uno sforzo
eccessivo e avrebbe potuto causare la rottura della
pietra. Il nuovo torchio, invece, permette di esercitare
la fortissima pressione necessaria, ma su un solo tratto
di traverso della pietra.
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