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MEO PATACCA
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Poiché Pulcinella, la più antica delle maschere
italiane, ebbe la fortuna di ambientarsi in ogni Paese
assorbendone i caratteri, può essere definito Pulcinella
di Roma il trasteverino Meo Patacca. Spiritoso, insolente
Meo non sopporti In alcun caso di essere contraddetto e
non conosce altra via di persuasione che le busse : prima
picchia, poi, se è il caso, discorre e si spiega. Occhio
vivace, viso bruno, parlantina sciolta, usa un romanesco
piuttosto colorito e ripete sempre due volte le parole più
energiche: "Voglio che tu faccia questa cosa, voglio
»,
il personaggio è stato fissato in un famoso poema
romanesco in dodici canti che Giuseppe Bernieri pubblicò
a Roma nel 1685, dove si presenta Meo Patacca come il «
capotruppa della gente sgherra ». Appreso che Vienna è
assediata dai turchi, Meo sinfiamma e vuol partire
col suo manipolo di trastevenini per liberare la città .Mentre
Meo indugia sognando, davanti alle statue dei grandi
romani, di essere un giorno ricordato in marmo, provvede
però a liberare Vienna il condottiero Sohieski. La
situazione e' rovesciata: i cristiani, passati alloffensiva,
sono entrati in Ungheria e stringono dassedio Buda
: corre voce che gli ebrei collaborino coi turchi alla
difesa della città, Meo Patacca si infiamma nuovamente
chiama a raccolta i suoi, e corre a saccheggiare il
ghetto.
Inseparabile da lui è lopposto eppur somigliante
Marco Pepe. Patacca non dubita mai: Pepe ha timore di
ogni cosa. Patacca, di fronte a una sopraffazione,
stringe i pugni: Pepe si è già squagliato da un pezzo
Nel costume i due assomigliano molto: berretto a tocco, a
mo di fez, fazzoletto annodato al collo, stanno fra il
popolaresco e il paramilitare
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